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mercoledì 27 luglio 2016

BUONE VACANZE DA BARLUMI DI COSCIENZA

Con questo mio disegno vi auguro di trascorrere un'estate piena di sogni, un'estate di stelle e di barlumi di consapevolezza. Condividerò gli articoli più letti sulla Pagina Facebook: https://www.facebook.com/barlumidicoscienza/?fref=ts

A presto...

lunedì 18 luglio 2016

CINEMATERAPIA (del #lunedì) - TI (S)CONSIGLIO UN FILM - MARTINE MONTEIL (IL KILLER DELLA BASTIGLIA)

Martine Monteuil è stata la prima donna a capo della squadra anticrimine della polizia di Parigi. Grazie a lei molti assassini sono stati assicurati alla giustizia; tra questi, il famigerato Guy Georges, meglio noto come "La Bestia della Bastiglia" è finito dietro le sbarre con una condanna all'ergastolo. Il film in questione, facilmente recuperabile in streaming con la titolazione italiana "Martine Monteil - Caccia al killer", non è - occorre dirlo - una pellicola che definirei indimenticabile, ma si tratta di un indubbio stimolo alla riflessione. 

"The Bastille Killer - A woman's fight" si focalizza sul caso di Guy Georges, l'antillano che stuprò e sgozzò una serie di splendide fanciulle negli anni '90. Vi metto il link relativo all'omicida qui sotto, per conoscenza.




La Bestia fu arrestata dalla Monteil nel 1996. La donna, intraprendente leader in un mondo decisamente maschilista, è nota per essere non soltanto la prima a ricoprire quel determinato ruolo professionale, ma anche per il suo supporto all'apertura della prima banca dati del DNA.



CONSIGLIO

Questioni interessanti sulla quali riflettere, stimolazioni a partire dal film.

1. Viene voglia di approfondire la storia di questa donna, così bella e affascinante. Nata nel 1950, Martine è una professionista affermata ma anche una madre, una moglie che crede nel dialogo e nel supporto reciproco, un'amica per gli uomini. Se il film non mente, diciamo - e da quel che si evince andando a leggere articoli e scritti che parlano di lei il film le somiglia davvero - questa signora ha una marcia in più, ovvero quella dell'equilibrio come percorso quotidiano, come Temperanza (XIV) insegna. Le emozioni non si negano: si provano e si rielaborano; la rabbia e la paura si accolgono e poi si traducono in azione. L'Animus, elemento maschile nella psiche della donna, può essere integrato senza essere "imitato", può diventare uno spirito che accompagna la donna senza che questa debba incarnarlo. Insomma, Martine Monteil è una figura da annoverare nella lista "Donne da far conoscere alle donne".

2. Leggendo la storia specifica di Guy Georges, si incappa nella questione "madre". Una madre che non c'è e non c'è mai stata. Una che, oltre ad abbandonare il figlio, gli ha messo i bastoni tra le ruote, impedendo al neonato di poter essere adottato da altri. Una donna che non si è preoccupata di comportarsi nel modo corretto, non ha avuto nemmeno il corretto modus operandi "abbandonico" che lascia speranze. In pratica, il futuro assassino è passato da una famiglia numerosa all'altra senza essere considerato da nessuno. 

Quindi, detta in "parole povere", mi sento di esprimermi come segue:

Una vita di merda, diciamolo.
Tutto questo non giustifica gli omicidi, per carità. 
Quanti bambini abbandonati, negati, stuprati, denigrati NON si trasformano in stupratori... o peggio.
Certo.
E poi, dico io, basta con il "tiro alle madri". Non è sempre colpa delle madri, se un maschio cresce come disastro umano.
No, certo.
Però c'è anche quella parte lì, porca miseria.
Tua madre ti crea dal proprio corpo, ti molla lì sulla soglia della vita, se ne frega di te e del tuo futuro, ti annulla. E poi tu sei pieno di rabbia, ma così tanta da metterti a far fuori decine di donne.
Per carità, e tuo padre dov'era? Eh? Dov'era? E comunque potevi incappare in famiglie affidatarie più affettive, certamente. E magari adesso che sei condannato all'ergastolo incontrerai una madre e un padre "altri" da proiettare ad hoc negli psichiatri, negli psicologi, chissà. 
Ovviamente non hai più speranze. 
Avrai, tuttalpiù, un rattoppo posticcio, un'anima patchwork.
Nemmeno le donne che hai ucciso hanno speranza. 
Non più.
Non so, ecco, volevo dire che i maschi sono sicuramente gli agenti del femminicidio, in generale. Però le donne, noi donne, un pensiero relativo a come trattiamo i maschi, i mariti, gli amici, i figli, eccetera, ecco... non dico che non lo facciamo già, eh... dico: continuiamo a pensarlo, il pensiero.

P.s. - riflettiamoci, su quanto abbandoniche, o al contrario invasive, doppio-legame siano queste donne generatrici di mostri. Che poi, certo, certo, c'è anche la belva nata da femmina perfetta.

SCONSIGLIO

Come ho già scritto all'inizio di questo articolo, il film in se stesso non è una pellicola indimenticabile, ma, se avete un'ora e mezza libera, la sua visione può essere utile per approfondire le tematiche di cui sopra e per aprire nuove domande, nuove riflessioni.  







lunedì 13 giugno 2016

THI DUNG GIADA: AUTOBIOGRAFIA DI UNA RAGAZZA AUTISTICA AD ALTO FUNZIONAMENTO

Thi Dung Giada Barzaghi 
Cristina Balzaretti 

Miaooo! La mia vita a quattro... ops... due zampe

Autobiografia di una ragazza autistica ad alto funzionamento

Prima edizione: novembre 2015
Proprietà letteraria riservata 
© 2015 La Vita Felice – Milano 
isbn 978-88-7799-760-9 
www.lavitafelice.it info@lavitafelice.it



Scrive Cristina Balzaretti: 
"Conoscere la vita, le difficoltà e il modo particolare di “sentire” di un soggetto autistico ad alto funzionamento, aiuta le persone “normali” a comprendere meglio il mondo autistico ma, a mio avviso, anche quello più in generale della disabilità psichica e cognitiva. Penso che il libro possa, soprattutto, sensibilizzare l’opinione pubblica e offrire ricadute operative in vari ambiti dell’educazione: – utilizzo nelle scuole come percorsi di consapevolezza sulla diversità (dal secondo ciclo della Scuola Primaria in poi); – utilizzo per costruzione di percorsi di scrittura narrativa come espressione di sé, anche con persone adulte disabili; – utilizzo per operatori del settore: pedagogisti, insegnanti, educatori, psicologi, assistenti sociali e neuropsichiatri. Il libro possiede comunque le caratteristiche per diventare uno strumento utile a genitori e associazioni che si occupano di autismo e, più in generale, di disabilità."

Il libro è, debbo scriverlo qui, splendido nella sua semplicità apparente e complessità da conoscere parola dopo parola. Lo sarebbe anche, splendido, se non si venisse a sapere nulla della storia della sua autrice prima di aver terminato la lettura. Se la si conoscesse passo per passo al di là del titolo, dentro quel "Miaooo" che riassume in un verso felino dalle tonalità variegate tutta la gamma delle emozioni umane.

Sarò presente questo Venerdì alle ore 18.30 presso il Polo Culturale 16 in Via Lombroso 16 per partecipare alla presentazione del libro. Non potrò che tirare in ballo il termine "relazione" perché qualsiasi tecnica, se priva di empatia e di uno sguardo affettivo sull'altro, non ottiene i risultati che invece hanno fatto di questo libro la biografia di Giada e il richiamo per l'anima di ogni lettore. 



lunedì 30 maggio 2016

CINEMATERAPIA (del #lunedì) - TI (S)CONSIGLIO UN FILM - 10 CLOVERFIELD LANE

Suspence, momenti di panico, ansia e saltellar sulla sedia. Lasciarsi andare alle emozioni guardando il thriller psicologico di Dan Trachtenberg. Accompagnare il tutto con una ciotola di pop-corn. 
Sgranocchiate qualcosa, mi raccomando; tenete i denti impegnati a masticare, se pensate di emulare la mia sofferenza-godimento. 
Il film mi è piaciuto. 
Molto.
Alla fine però ho dovuto bere una camomilla.

Una storia con ingredienti "della stanza chiusa" + un po' di fantascienza, un lento svelare trame oscure, un bel personaggio femminile.

Da Wikipedia10 Cloverfield Lane è un film di fantascienza e thriller psicologico del 2016 diretto da Dan Trachtenberg. Scritto da Josh Campbell, Matthew Stuecken e Damien Chazelle ed interpretato da Mary Elizabeth WinsteadJohn Goodman e John Gallagher Jr., è il secondo film del franchise Cloverfield. Il film inizialmente viene sviluppato sulla base di uno script chiamato The Cellar, ma sotto la produzione dell'etichetta Bad Robot è stato convertito nel sequel spirituale di Cloverfield. La trama si svolge all'interno di un bunker, dove la protagonista é tenuta inizialmente prigioniera dopo aver subito un incidente. Si ritrova in compagnia di due uomini che a piú riprese tentano di convincerla che un evento apocalittico ha reso la superficie inabitabile. Il film é presentato in terza persona, in contrasto con lo stile found footage del suo predecessore.

CONSIGLIO:

Perché offre al pubblico una protagonista particolare, un'immagine non scontata. Mary Elisabeth Winstead è molto bella, di una bellezza non artefatta, e la sua figura rende perfettamente nel ruolo di Michelle. Abituate ormai sin dalla culla alle varie Pocahontas da cartoon, Merida di Ribelle, Elsa e Anna di Frozen, le ragazze di oggi crescono guerriere e si muovono agilmente per il mondo, pronte a battagliare contro le difficoltà. Non è detto che vincano, che sconfiggano il potere dell'oscurità in favore della luce di coscienza. Non è detto che accendano barlumi. Ci provano. Il che è decisamente un passo avanti rispetto al restare lì senza nemmeno tentare di liberarsi dal male (che arriva dall'altro, dal nemico di turno).



SCONSIGLIO:

Evitate di addentrarvi in questa storia da soli, se soffrite d'ansia o di una malattia cardiaca (reale o simbolica), se siete claustrofobici e se non tollerate in alcun modo l'impossibilità di ottenere risposte certe a qualsiasi quesito nel giro di pochi minuti. 

Se intendete però darvi da fare per superare qualche vostro limite di fronte alla minima avvisaglia di pericolo; se intendete rispolverare il "Manuale delle Giovani Marmotte" versione apocalittica, nonché scendere a patti con un presente-futuro distopico, allora 10 Cloverfield Lane è il film che fa per voi. Soprattutto se siete donne. 

Buona visione.
Si fa per dire.



venerdì 13 maggio 2016

SI COMINCIA - unire la psicoterapia alla scrittura, fare i bagagli e partire...


DOMANI ALLE ORE 17.00
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lunedì 2 maggio 2016

CINEMATERAPIA (del #lunedì): TI (S)CONSIGLIO UN FILM - THE WITCH (LA STREGA)

The Witch è indubbiamente una fiaba al nero, opera di Robert Eggers. Si tratta di un film drammatico, più che horror, vincitore della miglior regia U.S. Dramatic - infatti - al Sundance Film Festival 2015.
Appassionato sin da bambino di storie fatate e stregonesche, in un'intervista a The Guardian l'autore racconta alcuni episodi della propria infanzia, tra i quali la gite a Salem ogni anno in occasione della festa di Halloween. Per ricostruire il contesto nel quale far muovere gli attori del film, per offrire uno scenario il più possibile realistico, Eggers si è documentato molto, rileggendo preghiere e diari dei Puritani del XVII° secolo. Ogni dettaglio, dai tessuti degli abiti ai materiali per costruire l'abitazione e la stalla, è stato scelto con cura meticolosa, cucito a mano, assemblato seguendo passo per passo i diktat dell'epoca. La luce naturale, il lume di candela, il cotone grezzo, la pelle bianca, il sangue trasparente, l'erba secca, l'odore delle pannocchie, gli alberi nel bosco, gli occhi della lepre: la naturalezza e la cura si sposano in questa pellicola, dando vita ad una storia dentro la quale lo spettatore è letteralmente trascinato. 

"Penso che ci sia una sorta di magia nell'autenticità" - (Robert Eggers, The Guardian)

The Witch


Goya's devil and witches


Il martello delle streghe - processi e condanne.

TRA PREGHIERE E CANTILENE 

Anya Taylor Joy è Thomasin, figlia maggiore in una famiglia puritana del New England nella prima metà del '600. Pre-adolescente, si sta trasformando in donna; la sua corporeità è naturalmente seducente. 
Ralph Ineson è William, il capofamiglia, allontanato dalla comunità per la sua modalità oppositiva nei confronti delle regole della stessa, orgoglioso al limite della presunzione e particolarmente devoto, seppur spesso confuso e in lotta con le proprie umane contraddizioni.
La famiglia esiliata trova riparo al limitar del bosco, ed è a questo punto che hanno inizio i veri guai.

Superstizione, terrori atavici, filastrocche infantili che parlano di caproni neri, preghiere e rituali si incrociano, si mescolano e rimescolano in un cocktail cinematografico fatale. La potenza delle cantilene è evidente: che si tratti di nursery-rhymes o di salmi, di canti infantili o di versetti biblici ripetuti senza sosta, allo spettatore non resta che ascoltare per essere sedotto e catturato. Il Verbo divino tratto dalle scritture religiose sembra evocare la luce ma, per l'inevitabile legge degli opposti, tanto aumenta la sicurezza del giorno e tanto cresce nell'ombra del sottobosco il potere notturno, diabolico. L'alba e il tramonto si alternano, ma è l'oscurità a vincere, ed è oscurità indossata come una veste e una promessa di "vita deliziosa" dalle streghe, tra le quali la novella Thomasin, l'adepta, risplende - illuminata, sì, ma dai fuochi di Lucifero.

Alla scomparsa del neonato Samuel, la trama comincia a farci precipitare nell'incubo; lo spettatore, noi spettatori, scivoliamo inesorabilmente dentro emozioni dense, attraenti e terribili. A tratti, il dramma sembra avere uno sbocco; la nostra speranza si accende un poco perché ci si affeziona in qualche modo ai personaggi, al padre duro eppure affettivo, alla madre disperata per la perdita dei suoi bambini, persino ai gemelli pestiferi... ma è un attimo...


CONSIGLIO:

- La qualità del film è notevole e la storia ci offre la possibilità di riflettere sulle parti oscure che emergono necessariamente come tali quando la luce divina è troppo intensa. 

Ogni Sol reca con sé l'Ombra dello stesso, il Sol Niger: un concetto ben chiaro agli alchimisti e agli psicologi analisti.

- Possiamo riflettere sulla malvagità delle creature umane ponendoci una semplice domanda: dove sta il male in questo film? Il "demonio" è forse in Thomasin, oppure nella sfiducia che la circonda, nella calunnia, nelle crudeltà insite in ogni tipo di rapporto umano? La scelta del male appare come un "non poter fare altro che", un "non poter far a meno di". Noi figli e genitori del XXI° secolo possiamo domandarci, quattrocento anni dopo la storia di questa fanciulla e della sua famiglia: che cosa è cambiato?

SCONSIGLIO:

- Volendo proprio cercare il pelo nell'uovo lo si trova. Eccolo: l'unica immagine leggermente inadatta è quella della strega del bosco, la più bella; compare ad un certo punto della storia con il suo mantello rosso e le labbra siliconate. L'unica attrice oggettivamente poco intonata al film. 

- L'intento del regista è colto e raffinato, ed è quello di recuperare la potenza della strega archetipica nell'immaginario collettivo, al di là delle raffinatezze e delle modifiche storiche e mediatiche. Tornare all'origine della paura del femminile. Del cambiamento del corpo di una adolescente (e qui un'associazione con la più moderna Carrie dallo "sguardo di satana" e il tema mestruale mi viene spontanea). Alla fine però a me resta un gusto un poco amaro in bocca, lo ammetto, ben sapendo che un finale alternativo è possibile ora, sempre e comunque e che sta a noi donne scriverlo, riscriverlo, e ancora inventarlo. La bella fanciulla pre-adolescente è governata dalla legge di Dio e dal proprio padre, tanto quanto la strega è sedotta e catturata dal diavolo, sottomessa al potere oscuro, controparte del divino. Tra Sol e Sol Niger, lei cade e ricade nella dipendenza dall'altro - il nero caprone promette, ma in cambio chiede. Non c'è libertà nemmeno per le streghe.


mercoledì 27 aprile 2016

L'AVVENTURA DELLO SCRIVERE- #periplinarranti - "SAFARI" DI NOEMI BENGALA

Scrivere un romanzo è un viaggio intorno al mondo...
"Quando ero piccola sapevo dove sarei andata, cosa avrei fatto, certezze che oggi non ho più. Non so cosa sarà di me tra tre mesi, un anno. Se vivrò fino a centodieci anni o morirò domani o tra dieci o vent'anni. Non so se diventerò ancora madre e se sarò nonna. Ed è con questo non sapere che voglio partire."

Per gli antichi alchimisti, detti anche artisti della Grande Opera, il procedimento di trasmutazione della materia bruta in oro va di pari passo con la redenzione degli aspetti oscuri nella persona dello stesso agente. La via degli alchimisti è spesso descritta come un viaggio verso l'ignoto, un'avventura per mare o per terra, a stretto contatto con i barlumi della nuova coscienza dentro e fuori di sé. 
Una metafora perfetta, questa, per indicare la tortuosa strada della scrittura, soprattutto qualora intendessimo riferirci a quello scrivere dell'anima in corpo che è il romanzo autobiografico, il diario, ma anche il racconto psicologico, intimista, scritto in prima persona. Potrebbe però, la suddetta metafora, adattarsi ottimamente anche alla traccia poetica o alla prosa poetica che lascia la parola al sentimento come funzione psichica, controparte del pensiero, ed è capace di tradurre in parole le sensazioni (vedi Carl Gustav Jung, "Tipi psicologici" per una panoramica delle funzioni psichiche).
Il viaggio dal piombo verso l'oro è, ancora, un'immagine creata ad hoc per indicare il percorso di individuazione, il sentiero verso il centro di noi stessi. Lo psicologo analista svizzero ha ritrovato nelle mappe dei filosofi ermetici la rappresentazione di quel mondo nel quale ogni viaggiatore dell'anima incappa: picchi e valli, deserti e distese di boschi, fuoco e acqua, astri accesi nella notte, animali fantastici e personaggi di un teatro interiore nel dialogo tra l'Io e il Sé. 
Il viaggio è proprio quello che porta ogni viaggiatore al punto di partenza, ma solo se lui- o lei- si impegna a operare una scelta consapevole, dettata dalla necessità di partire (se opta, quindi, per la decisione - comprando un biglietto per l'anima, destinazione psiche). 
Quando il viaggiatore approda nella stanza dell'analisi. 
Quando il viaggiatore apre per la prima volta il quaderno sulle pagine bianche e impugna la penna. 
Quando il viaggiatore dice "Sì" o "No" ad un contratto, a un matrimonio, a una nuova vita e decreta in modo performativo il proprio futuro. 
Quando...

"In fondo cosa mi serve? Un biglietto aereo. Passaporto. Visto. Adesso posso andare. Buon viaggio!"

Che il termine "safari" indicasse un viaggio con ritorno l'ho scoperto grazie alla scrittrice in questione, Noemi Bengala. Non a caso cito il viaggio circolare dell'artefice, una "peregrinatio"  che  "abbraccia la totalità"  dei mondi interno ed esterno.  

Per esplorare con Noemi, vedi questo articolo - clicca qui: *

Ho conosciuto Noemi nel gruppo Adotta 1 blogger su Facebook; ci siamo piaciute; ci siamo seguite e confrontate a proposito di vari argomenti, ad esempio sul metodo e sulle diverse possibilità di pubblicazione delle proprie scritture (auto-pubblicazione, casa editrice e, se casa editrice, che tipo di contratti), e poi sulle donne e sull'avventura della vita al femminile, sulla maternità surrogata e sulle adozioni, sul femminismo e sulle scritture al feminile.

Il blog di Noemi: UNA DONNA AL CONTRARIO 

Una delle mie autrici preferite è Anais Nin, la quale così descrive il percorso intrapreso con la scrittura dei "Diari", un'avventura durata più di un trentennio: "L'eroe di questo libro potrebbe essere l'anima, ma è un'odissea dal mondo interno al mondo esterno".

La  "rivelazione"  del narrare la propria vita di donna, artista, amante, amata, intellettuale, viaggiatrice, scrittrice  "risiede  essenzialmente  nel  fatto  che  qui,  per la prima volta,  abbiamo una descrizione appassionata, articolata, del viaggio di una donna moderna alla scoperta di sé." 

Nel proiettare i propri contenuti inconsci su metalli ed elementi, gli alchimisti compiono un "viaggio notturno per mare", un safari che parte da se stessi e ritorna, dal  piombo  di  Saturno  all'oro  della  congiunzione, una fatica nella quale si  rispecchiano  le  tappe  di  quel  "viaggio  esplorativo  del  mondo interno"  che    "altro non è che il processo di individuazione  come  senso  ultimo e  più profondo della  psicologia analitica junghiana" i passaggi del quale sono spesso riscontrabili in altri procedimenti come appunto quello dello scrivere come viaggio interiore.

In "Safari" di Noemi Bengala ritroviamo i passaggi di una "peregrinatio" dal "caos" ad una "casa del Sé" specifica della donna. 

TRE DOMANDE A NOEMI

1 - Che rapporto avete, tu e la scrittura?

Sai, è strano. Questa riflessione non l’avevo ancora fatta e ti ringrazio perché, tutt’a un tratto, mi hai fatto ricordare un passato lontanissimo. In effetti io ho sempre scritto: quando ero bambina scrivevo favole, da adolescente poesie. E poi tantissimi diari, fino all’età adulta. Essendo una molto chiusa, introspettiva, trovavo nel diario un confidente forse più che nelle altre persone. Ma non ho mai pensato di poter fare la scrittrice da grande. Amavo disegnare e così quando sono cresciuta è stato naturale scegliere l'Accademia di Belle Arti. Non avevo previsto la scrittura forse anche perché sono prevalentemente una lettrice, amo leggere da sempre e ho un grandissimo rispetto verso gli scrittori e le scrittrici che mi hanno formato e quelle/i che ho scelto di leggere da adulta. Non avrei mai immaginato di potermi affiancare a loro.

2 - Da dove emerge Safari? Da quali meandri di te?

Safari è venuto fuori spontaneamente. Era dentro di me o forse dovrei dire che Lisa (la protagonista di Safari) era dentro di me e ha premuto fortemente per venir fuori.
Spesso dico che scrivere Safari è stato come una gravidanza, visto che l'ho scritto in nove mesi esatti. LISA non sono io ma non posso non dire che sia parte di me. Come lei anche io stavo vivendo un momento di difficoltà in cui mi sentivo imprigionata da “altro” e non riuscivo a venirne fuori. Lisa lo ha fatto partendo per un viaggio intorno al mondo. Io probabilmente ne sono uscita grazie alla scrittura e al viaggio intrapreso insieme a lei.

3 - Che futuro desideri per il tuo libro?

Ancora non ho ben chiaro quello che voglio. Sicuramente vorrei che la storia di Lisa arrivasse a più persone possibili, a quelle persone che magari stanno vivendo un momento di confusione, sentono un’ impellenza dentro, un’ urgenza, la voglia di andare in direzione della loro felicità, ma per vari motivi non riescono a farlo. E io spero che Safari possa essere una spinta (piccola o grande, non voglio peccare di presunzione) per intraprendere quella strada, quel viaggio che porta verso la propria e unica realizzazione personale, che non è una realizzazione egoistica perché Lisa sa benissimo che, se non trova la sua personale felicità, anche le persone intorno a lei non potranno essere felici. Sono fermamente convinta che siamo tutti collegati e che quindi soltanto se tutti cerchiamo di realizzare la nostra felicità anche tutte le persone intorno a noi, quelle vicine come parenti e amici, ma anche quelle lontane, quelle che pensiamo noi non potremmo mai condizionare, quelle che ci sembrano troppo diverse da noi, ecco anche quelle potranno fare un passettino in avanti verso la propria felicità. Credo in questo tipo di contagio, un contagio positivo.
Forse è un pensiero molto ambizioso per un libro che non ha una casa editrice e quindi non ha pubblicità, sponsor, eccetera, ma ci voglio credere come ci hanno creduto le persone che lo hanno acquistato e letto solo sulla fiducia. Lo devo a me e sicuramente a queste persone, a chi mi ha sostenuto pur non conoscendomi, e lo devo a Lisa perché la sua è una storia nata non dal coraggio ma da una grandissima disperazione. Una disperazione che le dà la forza di cambiare. La paura di rimanere in una situazione di stallo e di sentirsi in gabbia per tutta la vita è più forte di qualunque azione di coraggio. Perciò io non posso non crederci, non posso non dedicare tutta me stessa a questo piccolo libro. Grazie




Grazie anche a te, Noemi e buon viaggio.