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martedì 29 novembre 2016

IL LIMITE DI PROMETEO - riflessioni per un'etica della responsabilità a partire dalla Rivista "Psiche Arte e Società"

Jan Cossiers, Prometeo porta il fuoco, 1637

Parlare di responsabilità oggi può subito apparire come una vera noia. Limite a che cosa? Frenare la ricerca, il desiderio, il diritto a qualche cosa? Concetti ben poco alla moda, poiché oggi in effetti va forte il tema SUPERAMENTO DEI LIMITI, declinabile in diversi motti, come fosse un nuovo verbo divino che prende vita in uno spot pubblicitario. 

Sto leggendo "Appunti per una Etica del Limite" di Simonetta Putti, in "Psiche Arte e Società - Rivista semestrale del Centro Studi Psiche Arte e Società - Numero 5 - Anno III - Ottobre 2016", edito da Lithos, Roma. Nel contempo, rifletto.

Se per un individuo in età fanciullesca, o per la società occidentale tutta - definita perfettamente da Robert Bly - scrittore di ispirazione junghiana - come "società degli eterni adolescenti" - questo ideale può essere vitale, perché spinge alla trasgressione del divieto genitoriale, necessario per crescere e per differenziarsi, qualora esso diventi modello per una cronicizzazione dell'agire sempre e comunque a lungo termine nel senso del potere, della determinazione all'andare oltre, incontra per forza di cose il proprio opposto. 

Ed è enantiodromia.

Che cos’è l’enantiodromia? 
Jung prende in prestito il termine dalla filosofia di Eraclito e traccia per noi quel fenomeno secondo il quale, divenuta predominante e unilaterale una certa posizione psicologica nella coscienza di un individuo o nel collettivo, nell'inconscio inevitabilmente prende forma e assume forza la posizione diametralmente opposta. Enantiodromia si compone di “enantios” (opposto) e “dromos” (corsa) - andando a illuminare la direzione in una corsa nell’opposto. Gira la ruota e cambia la direzione. Si tratta di una compresenza contrapposta (tra conscio e inconscio) di direttive inconciliabili, non integrabili: questo movimento diviene man mano inibizione della coscienza e può procedere fino al passaggio completo nell’opposto (sul tema degli opposti: Umberto Galimberti, Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Torino 2002).

"La tecnica è di gran lunga più debole della necessità"
(Eschilo)


E allora ogni cosa rischia di fermarsi per cristallizzarsi nell'adorazione della divinità dell'orgoglio. Hybris eroica, prometeica vivacità e presunzione che termina la sua corsa incatenata alla roccia, costretta a farsi divorare il fegato da un rapace.

L'aveva ben capito quel geniaccio diciannovenne di Mary Shelley, intitolando il proprio capolavoro "Frankenstein, o il novello Prometeo". Se il testo nasce, in parte, dalla moderna paura delle possibilità tecnologiche, da una visione offuscata dal timore, possiamo dire oggi con cognizione di causa che una serie nutrita di dottor Victor hanno realizzato la profezia. Passano spesso inosservati, poiché esercito ben assortito nel contesto della contemporaneità, in accordo - egosintonici - con la coscienza collettiva.

Si può fare?
E allora, scusate, perché non dovremmo fare?  
Non lo diceva forse anche Sant'Agostino? 
"Supera te stesso, e supererai il mondo."


Si può trovare una mediazione prima che l'unilateralità ci porti alla trasformazione obbligata nell'opposto (l'enantiodromia di cui sopra)? Nel mondo contemporaneo vanno forti le pellicole e i libri che parlano della inevitabile sconfitta di questa umana voracità pronta ad inghiottire ogni confine per farne possibilità eterne. Da Ridley Scott a Gareth Edwards, i registi di film di fantascienza non ce la mandano a dire,  Esprimono chiaramente attraverso l'arte cinematografica ciò che i miti antichi hanno sempre dichiarato. Ogni volta che l'eroe del caso, determinatissimo a trovare di volta in volta la chiave per la vita eterna, la felicità permanente, la formula per superare la morte, la pozione per l'immortalità, il clone che continui a vivere dopo di lui, il risveglio dopo l'ibernazione, un lontano pianeta per ricominciare, beh, ecco...

il lieto fine viene a mancare.


"Un re aveva il suo regno, e poi è morto. Inevitabile."
(in "Prometheus")



Ma perché? Possiamo farci due domande, non credete? Continuare sulla strada della negazione di un senso nel passato dell'umanità, nella storia e nella saggezza non fa che portare l'ideale Puer in un'area sorda al Senex. Il nuovo e il vecchio, il progresso e la tradizione, il Sì e il No, il fare e il non fare debbono poter entrare in relazione e dialogare alla ricerca di un compromesso, pena - appunto - l'inevitabile e irreversibile perdita di coscienza, la distruzione della possibilità stessa.  

Si può fare? Un'ottima cosa, davvero. Possiamo pensare di farlo. Ne vale la pena? Sì? No? Possiamo anche, non dimentichiamolo, decidere di non agire, di non approfondire, di non ricercare - la possibilità è possibile ma non sempre auspicabile.

Teniamo presenti sempre entrambi i livelli, qui sotto elencati con un paio di esempi (chiedo scusa in anticipo per l'ironia):

Livello 1. "Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all'esperienza. Puoi volare molto in alto." 
Ayrton Senna

Livello 2. "Attenzione, non salire più in alto di così, no, no, noooooo!"
(Dedalo a suo figlio) - ma anche "Prometeo, sei stato molto gentile verso gli uomini, ma ora siediti un momento e datti una calmata" (Atena, la dea). 


Chi ci può aiutare, o meglio che cosa? 
Possiamo chiamare sul palco la signorina Etica?

Simonetta Putti scrive:

"A differenza di chi afferma che di fronte alla tecnica l'etica celebra la propria impotenza (Galimberti U.  in Psiche e Techne. L'Uomo nell'età della Tecnica, Milano, Feltrinelli, 2000), credo, con Hans Jonas (Tecnica, medicina ed Etica, Einaudi, Torino, 1997), che

l'etica abbia qualcosa da dire nelle questioni della tecnica.

Poiché la tecnica è esercizio del potere umano, costituendo una forma dell'agire, e ogni agire umano è esposto ad un esame morale."

Simonetta Putti è analista junghiana e psicoterapeuta, socia dell'A.R.P.A., l'Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica) nonché della I.A.A.P., un'altra sigla che ai non addetti ai lavori potrà suonare come semplice assemblaggio di lettere ma che significa molto per chi come me si muove nell'area junghiana. Infatti, nel 2015 ho avuto il piacere di partecipare ad uno dei Congressi di questo gruppo - ovvero l'International Association for Analythical Psychology. A Roma si sono incontrati teorici e clinici provenienti da ogni parte del globo. C'erano psicoterapeuti israeliani e una palestinese, cinesi e canadesi, americani ed europei. Un calderone nel quale ho visto cuocere a fuoco lento l'argomento che ogni partecipante ha avuto modo di sviluppare precedentemente per poi mettere in comune dubbi e domande: la questione "attivismo analitico nel mondo contemporaneo". Non possiamo più stare chiusi in una stanza a operare con gli alambicchi per produrre il nostro oro. Dobbiamo aprirci inevitabilmente al vivere politico, senza perdere l'anima della nostra professione, senza svendere e senza svilire ciò che facciamo. Dobbiamo scrivere, Confrontarci per avviare, nella complessità, una rete che non tema il meticciato perché noi, psicoterapeuti e analisti, siamo comunque sereni nella nostra individualità e professionalità. L'equilibrio tra individuo e gruppo, tra identità e collettività è conditio sine qua non per la messa in gioco delle conoscenze. 

Con Simonetta Putti e Silvana Graziella Ceresa ci siamo permesse senza paura di mescere pensieri e concetti, conoscenze e competenze, scrivendo veramente, nel concreto senso del termine, un libro a sei mani. Non si può dire a tre mani perché scrivendo al computer si usano inevitabilmente tutte le dita, e ciò vale per mancini o destrorsi. Ci siamo alternate nel girare il mestolo dentro il Vas alchemico. Abbiamo scritto un testo a tre colori per poi trasformarlo in un unica veste da pubblicare a nome di tutte e tre. Posso definirla, simbolicamente, una piccola opera di maternità collettiva. Non a caso ci siamo occupate del tema "maternità surrogata" che di simbolico ha invece ben poco. 
Abbiamo deciso di proseguire nelle riflessioni ampliando il campo e avviando una discussione ricca di spunti con i colleghi Davide Favero e Stefano Candellieri - * - 

Poiché, come giustamente sottolinea Simonetta Putti citando Jonas - "i vomeri possono essere dannosi quanto le spade", noi "non dobbiamo considerare soltanto i rischi delle tecnologie aggressive ma anche di quelle volte a scopi pacifici", e di certo - per fare un altro esempio - abbiamo cominciato ad accorgerci di quanto possano far male al nostro corpo e alla mente tutta una serie di inquinanti chimici che sono stati tanto utili per rendere il mondo un luogo "paradisiaco", sopra il quale muoversi con velocità, pieno zeppo di carne allevata intensivamente e di frutta e di verdura cresciuta con prontezza. 

"Abele, il fratello buono - il pacifico reattore - continua a scaricare i suoi veleni per i secoli a venire." (Etica e Psicologia, pag. 24)

Dunque è arrivato il momento. Nemmeno la psicologia può tirarsi indietro. Non è una buona mossa per i professionisti del caso l'allearsi a posizioni "politicamente corrette" - come è accaduto per alcuni movimenti e gruppi professionali negli ultimi tempi, né l'aderire a modelli eccessivamente "Puer" e connessi con il progressismo. 

Invitiamo alla distanza e al confronto, allo scontro aperto ma rispettoso, perché solo nell'arte del tessere il filo può diventare disegno complesso. Quale futuro vogliamo? Cominciamo dunque a porci la domanda.

Theodoor Rombouts, Prometeo - 1597-1637

Che dire?
Metto su il caffè e continuo a leggere.
Buona giornata.

In questo numero della Rivista, oltre all'articolo di Simonetta Putti, si trovano i contributi di: Amedeo Caruso, Giorgio Mosconi, Roberto Cantatrione, Vincenzo Ampolo, Valentina Bonaccio, Miriam Bonamini e Arcangela Miceli, Luigi D'Elia, Vincenzo Leccese, Alessandra Ojetti, Amedeo Pingitore, Guido Traversa.

VBM 

mercoledì 9 novembre 2016

DIVENTARE ALBERI FA DELLA MORTE AMORE - un progetto da conoscere - #diventarealberi

L'anima è il soffio - ànemos - il respiro. L'anima è un elemento vitale sul quale i filosofi da sempre riflettono. Per Marsilio Ficino essa è 

«... il più grande di tutti i miracoli della natura. Tutte le altre cose, al di sotto di Dio, sono sempre un singolo, ma l’anima è tutte le cose assieme. Perciò essa può giustamente essere chiamata il centro della natura, il termine mediano di tutte le cose, il volto di tutto e copula dell’universo.»

Centro mediano di tutte le cose, concetto che può essere visto come presenza vitale individuale, collettiva o universale, l'anima attraversa i secoli dei secoli e viene osservata con meraviglia anche dalla moderna psicologia. Per lo psicologo analista svizzero Carl Gustav Jung, essa vive nella psiche di ogni creatura ma anche nel mondo. Il concetto neoplatonico di ANIMA MUNDI apre scenari di possibile connessione tra gli elementi del cosmo ma anche del mondo interno delle persone. Esplorando e studiando i testi religiosi, approfondendo gli scritti degli antichi alchimisti, recuperando una visione simbolica secondo la quale il simbolo è ciò che dona senso alla vita, Jung compie quel procedimento di "rivivificazione del drago" proprio della Grande Opera che mira a trasformare il piombo in oro. Là dove con "oro" si intende quel focalizzarsi sul e nel centro della personalità al fine di ritrovare il filo che congiunge ogni individuo al mondo. Unus Mundus come coscienza superiore dell'essere noi tutt'uno con la vita. Un livello di presenza animica e spirituale così potente che a quel punto la morte e la vita stessa non possono che unirsi nell'amore, in un procedere che va oltre l'attaccamento all'Io.

Una vit-amor-te - così come ho scritto in una mia poesia.



L'ASSOCIAZIONE TREES E IL PROGETTO "DIVENTARE ALBERI"

Perché l'albero?
I fondatori dell'Associazione di Promozione Sociale "Trees" scrivono che 

Trees in inglese vuol dire Alberi. Perché questo nome? L’albero è un’immagine ricca di molteplici significati: il rinnovamento e la rinascita legata al susseguirsi delle stagioni, un ponte che connette il regno terreno e quello celeste, la diramazione di una stirpe umana che si rispecchia nel modo in cui si protraggono i rami nel cielo e le radici nella terra, la meraviglia della creazione che si conosce contemplando la ghianda destinata a diventare una quercia possente e vigorosa...



Presso l'Associazione si organizzano corsi e incontri sul tema della vita e della morte. Workshop di pittura, colorazione di Mandala, seminari filosofici, conferenze. Il tutto, come si può facilmente intuire, con un occhio di riguardo per la prospettiva olistica. Un progetto speciale, che a me personalmente ha colpito molto, è quello relativo al parco degli alberi che accolgono le ceneri dei defunti. Diventare un albero dopo la morte... A me piacerebbe, anche se probabilmente non mi accorgerò delle belle fronde che avrò in testa al posto dei capelli. L'idea degli uccellini che si posano tra i rami, dei bambini che giocano ai miei piedi mi dà gioia adesso che sono ancora in vita. E a voi piace l'idea di unire le ceneri del vostro corpo al seme di una quercia, per esempio? Di un pioppo. Di un pino. Un abete... Scegliere l'albero che preferiamo e andare a riposarci per sempre tra le sue radici. Tutto ciò ha un che di mitologico, di atavico. Mi vengono i brividi solo a pensarci, ma non sono brividi di paura, bensì di connessione al senso. 


Con mio marito Luciano Borgna ho partecipato al contest fotografico #diventarealberi. 
Le fotografie vincitrici, tra le quali la nostra, andranno a comporre il calendario del progetto. Il mio volto è stato scelto per rappresentare il mese di Febbraio. 

Da lunedì 21 Novembre a giovedì 8 Dicembre, le immagini del concorso saranno esposte presso URBAN CENTER (SALABORSA) in Piazza del Nettuno 3 a Bologna.

Il calendario 2017 sostiene dunque la realizzazione del primo parco al mondo, progettato in permacultura, in cui unire le ceneri di cremazione delle persone e degli animali d'affezione con semi, piante e alberi.  




INAUGURAZIONE 

Lunedì 21 Novembre 2016 ore 18
GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI

Premiazione e presentazione del calendario

INGRESSO GRATUITO

Lunedì 14,30-20,00
Martedì-Venerdì 10,00-20,00
Sabato 10,00-19,00
Domenica e Festivi chiuso




lunedì 17 ottobre 2016

NOVANTENNI CHE INVENTANO FAVOLE vs. BAMBINI - la meraviglia del condurre gruppi con creature di ogni età

Le biciclette del gruppo di anziani creatori di favole sfidano le bombe...

Gruppi creativi, gruppi magici. Un insieme di persone che, quando si ritrovano, ricordano ciò che era andato perduto nei meandri di un mondo antico, piccolo e vastissimo, speciale: la meraviglia del condurre gruppi con gli anziani ricoverati in alcune strutture del Piemonte. Un altro insieme sinergico di creature venute al mondo da pochi anni: la ricchezza del condurre laboratori con i bambini.

Quando, più di quindici anni fa, ho deciso di specializzarmi in psicoterapia di gruppo e in psicodramma analitico individuativo (junghiano) sapevo dove sarei andata a parare, ovvero: nella pratica clinica che maggiormente mi si confà. 
Tra un laboratorio di drammatizzazione e un vero e proprio psicodramma terapeutico; tra i laboratori di dramma-terapia e la formazione agli operatori delle strutture; tra i gruppi di supervisione e di narrazione io continuo oggi a navigare. L'utenza è varia ora come allora: ho a che fare con i bambini e con gli anziani. 
Ad esempio SABATO 22 OTTOBRE alle ore 16.00 sarò al Circolo dei Lettori di Torino per inventare storie con una banda di fanciulli dai cinque anni in su. Sul mio blog favolesvelte.wordpress.com potete trovare gli articoli che illustrano le mie attività presenti e future, ma anche i post che raccontano quel che è avvenuto durante le feste di paese e le fiere dedicate ai libri alle quali ho partecipato in veste di cantastorie.
Bambini e novantenni giocano volentieri. 
Sarà scontato dirlo, ma lavorare con gli uni e con gli altri mi offre lo stesso divertimento, mi rende felice perché mi arriva chiaro e forte il senso del mio lavoro, e alla fine ne usciamo tutti più arricchiti.
I ricordi dei "ragazzi" che hanno visto la guerra e che adesso abitano nello spazio del "riposo" sono brecce che illuminano un'infanzia fuoriuscita dal buio. 
Si parte sempre dal suono delle bombe che cadono, perché le memorie della guerra sono dure da cancellare, sono le più forti. Ma il gruppo è vitale anche per chi è lievemente compromesso a livello cognitivo; le energie che si risvegliano valgono per tutti e contagiano ogni anima. 
Oggi, ad esempio, il Signor XY ha disegnato la sua bicicletta. Nelle battaglie della vita, lui ha sempre pedalato. "Vivi? Pedala!" - gli ha risposto la sonnecchiante Signora XX. Tutti pensavano che stesse dormendo, e invece no: ascoltava quel che gli altri andavano narrando. Ed ecco, i partecipanti al laboratorio erano in fibrillazione. Le bombe dimenticate, la bicicletta come protagonista del cercare di cavarsela da soli PROCEDENDO oltre le paure. Detto da donne e uomini nati negli anni '20-'30 del secolo scorso tutto ciò è un concetto placcato in oro, forse platino. 

L'oro emerge in gruppo anche quando i partecipanti sono tutti tesi al futuro perché nati ieri o poco più: bimbi che frequentano la scuola materna, pieni del fuoco della creatività. Indirizzarli a creare una storia non è partire dai ricordi ma dai sogni ad occhi aperti, dal gioco e dalla fantasia. Come quel cinquenne che l'altro giorno mi ha detto: "Lo sai che una volta io ho visto un pesce pagliaccio ma non rideva?" e poi, per far ridere il pesce e per ridere tutti, gli altri bambini han voluto inventare una fiaba marina su misura. O come quella volta in cui il drago è stato salvato perché era buono, e aveva la conoscenza della terra. Detto da creature che sulla terra camminano da poco, tutto questo è oro, anzi no: platino e sorrisi anche per me.

Buona serata a tutti.

sabato 1 ottobre 2016

QUEL SOSTENIBILE E CONCORDE COOPERARE - elementi di psicodinamica dei gruppi e nidi di Cyrtophora

Aracne - Gustav Dorè (1832)

ATTENZIONE!

Se soffrite di aracnofobia evitate di leggere questo articolo:
contiene fotografie inequivocabili di ragni e tele cucite con fili di seta.

PAROLE CHIAVE
individuo
gruppo
sostenibilità
concordare
cooperare
madri
donne
rete
#distintianimali

Ph. Luciano Borgna - #lucianoborgnaph
A proposito di cooperazione, ho letto un articolo sulla differenza tra gli uomini e le donne rispetto all'evitare i conflitti durante le relazioni umane orientate a un obiettivo comune. I risultati delle ricerche sono stati pubblicati sul Journal of Social and Personal Relationships e sostengono che "gli uomini sono più orientati ad evitare i conflitti". Le donne, invece, tenderebbero a fare di se stesse dei “regolatori emotivi”, essendo maggiormente focalizzate sul ricercare la radice di un problema, per sviscerare il problema stesso e per tentare di risolverlo, anziché minimizzarlo.
Che novità.
Sarà proprio così? Accadrà diversamente?
Ammettiamolo: le ricerche in ambito psico-sociale non sono verità assolute ma relative, da cogliere come orientamento per le nostre riflessioni - scientifiche e non.
Esiste, è da dire, una interessante meta-analisi del 2011, risultato di circa cinquant'anni di ricerche attraverso le quali si è scoperto che invece no, che la saggezza popolare è una farloccheria perché gli uomini, i maschi, sono cooperativi tanto quanto le donne, se non di più. Sanno risolvere i problemi e sono capacissimi di fare compromessi con i loro simili XY, mentre invece le donne si fanno lo sgambetto tra di loro con le décolleté tacco 12.
Insomma, io nella mia mediocre coscienza a barlumi dico: dipende.
Dipende dal livello culturale e dalla profondità individuale, maschi o femmine, androgini o androidi che siamo.
Però aggiungo: prenderei esempio da coloro che davvero mostrano al mondo una reale, concreta, feconda capacità di cooperare in modo concorde.
Siete d'accordo? 


Cyrtophora Citricola - #lucianoborgnaph
Nel mio giardino al mare ho potuto osservare una tela di "Cyrtophora Citricola", ragno di notevoli dimensioni (così come è di notevoli dimensioni la sua umile dimora di fili di seta).
Sono rimasta affascinata da questo metro e mezzo di casa su misura per sei, sette, forse otto ragni, ognuno dei quali con la propria sacca di uova (ovisacchi). 
Come mai le mamme-ragno stanno insieme in un'unica tela? Ho cercato notizie e spiegazioni su internet ma non ne ho trovate. Ho domandato allora ad Alice Longoni, biologa che si occupa di biodiversità e lei, tramite l'aracnologo Mauro Paschetta, mi ha fatto sapere che sì, che questo tipo di Aracnidi tende a costruire abitazioni collettive, ovvero delle "tele coloniali" quando ci sono più individui dentro un territorio ristretto. 
Ora.
Il giardino offre alle signore con otto zampe diverse location per tessere un nido, ma evidentemente quella postazione lì, quel metro di vuoto tra due cipressi Leylandii, quello spazio in pieno sole e in piena luna è stato istintivamente giudicato perfetto per costruire il... condominio.
Aggiungo, poiché anche questo dettaglio non è da poco (secondo me): Mauro Paschetta mi ha detto che spesso ci sono ragni di altre specie che si inseriscono nello spazio delle mamme-Cyrtophora. Che bello! Altri ragni si insediano nella tela altrui e sono pure benvenuti. Si sta insieme perché conviene a tutti, perché non ci si fa la guerra ma si collabora.

Ho pensato ad alcuni gruppi di donne che conosco.
Ho pensato alla mia poesia che si intitola Aracne e alla cura del segreto della tessitura, alla dea Atena e alla saggezza.
Ho chiesto a mio marito di fotografare la tela delle tele.


Mani di donna e scritture in gruppo per MEDICAMENTA*


Il mito di Aracne racconta di una fanciulla, figlia di un tintore, abilissima nel tessere. Artista dell'operare con i fili, Aracne apprende da Atena i segreti del creare tessuti. Convinta di saperne da sempre di più della dea sua maestra, Aracne la sfida a duello, ma la sua presunzione fa adirare la divinità della sapienza. La fa arrabbiare così tanto che quest'ultima distrugge il lavoro della prima. La figlia del tintore si impicca, ma poi la dea trasforma la giovane suicida in ragno, un enorme animale costretto a tessere per l'eternità. 
Noi, figlie delle figlie di Aracne, che cosa possiamo fare per restare in armonia con Atena senza dimenticare le nostre possibilità creative e facendole fruttare?
Anche l'essere consapevoli delle nostre abilità mantenendo l'umiltà della concordanza con l'altro, cucendo i fili della cooperazione è, in fondo, arte della tessitura.
#lucianoborgnaph


Il gruppo è come un’unità, una totalità dinamica le cui proprietà strutturali sono diverse dalle proprietà strutturali delle sottoparti. Una totalità dinamica è caratterizzata dalla stretta interdipendenza delle sue parti. Le proprietà strutturali sono caratterizzate da rapporti fra le parti piuttosto che dalle parti o dagli elementi stessi. 
Kurt Lewin, 1943

#lucianoborgnaph
Siamo in tanti e siamo in tante. Siamo otto miliardi di bipedi, armati di fili per connetterci e per legarci, per catturarci o per tessere una tela di relazioni. Viviamo incontri che diventano coppie e gruppi o scontri decisivi che tagliano la rete. 
Ci  articoliamo, l'uno con l'altro, tra donne, tra uomini, tra pari e dispari.
Inventiamo affiliazioni, seguiamo affinità elettive, obiettivi razionali condivisi e ispirazioni da scambiare con aspirazioni comuni o meno.
Siamo preoccupati per il nostro umano futuro, per il destino del pianeta sul quale camminiamo e andiamo ad abitare luoghi incerti. Diveniamo noi stessi con gli altri condividendo spazi collettivi nei quali coabitano similitudini e diversità, in molteplicità. 

Siamo in tanti.
Siamo soli e siamo insieme.
Di certo, siamo complessi.

L'osservazione del nido condominiale delle mamme ragno mi ha regalato stimoli in gran quantità e ispirazioni. Vederle tessere con calma e precisione. Vederle costruire le sacche nella rete di abitazioni. Che meraviglia! Tornata a Torino ho ripreso le mie attività: individuali, di coppia e in gruppi professionali. Mi piace condurre laboratori da sola, ma apprezzo ancora di più co-condurre, e mi piace farlo soprattutto al femminile. Ho quindi incontrato la mia socia di MEDICAMENTA - LINGUA DI DONNA E ALTRE SCRITTURE per riconnettere le nostre idee e per promuovere il nostro progetto. Ho incontrato le donne di Se Non Ora Quando (gruppo di Torino), coordinate da Laura Onofri, per tentare di collaborare con loro portando le mie competenze e imparando da quelle dei membri del gruppo. Ho scoperto, tramite la blogger Daniela Pellegrini che si occupa di comunicazione, il fatto che a Milano, a Torino e dappertutto esistono donne che si mettono in gioco nella Rete al femminile. Interessante! Sono andata a curiosare e approfondirò la faccenda. Mi sono anche confusa e ho esplorato la Rete delle donne: attivissime ed energetiche. Mi sono messa a organizzare le serate di presentazione di un libro tessuto in tre: Silvana Graziella Ceresa, Simonetta Putti ed io. Si tratta di "Utero in anima"

http://www.psychiatryonline.it/node/6427

Insomma: ho ammirato, riconosciuto e trovato concordanza con amiche e conoscenti, colleghe e sconosciute tessitrici. Non vi piacciono i ragni? Ne siete sicuri? Nemmeno come metafora? 

Nostra Signora Cyrtophora <3 

lunedì 12 settembre 2016

LA CURA POETICA - MEDICAMENTA/LINGUA DI DONNA E ALTRE SCRITTURE - #Torino #CentroInterculturale

Laboratorio di Medicamenta - Lingua di donna e altre scritture
al CPIA2 di Torino, primavera 2016


Benritrovati, cari lettori di BARLUMI DI COSCIENZA!
Come avete trascorso l'estate? 
Io sono tornata in città da qualche giorno, ma conservo con cura la poesia dei momenti di meditazione in giardino, la bellezza della spuma del mare, il ricordo del calore del sole sulla pelle, della luna piena di agosto... Che meraviglia! 
Per far durare più a lungo gli effetti benefici della vacanza, non dobbiamo - io dico - dimenticare la poesia del viaggio, del temporaneo assentarsi dal tran tran quotidiano per ritrovarsi. 
Siete d'accordo? Vale anche per voi?
Come ricominciare al meglio?
Vorrei farvi conoscere un progetto davvero poetico. 
Si chiama MEDICAMENTA - LINGUA DI DONNA E ALTRE SCRITTURE.
Si tratta di una serie di iniziative condotte da me e da Slvia Rosa, tra le quali ha una propria centralità vitale il laboratorio di scrittura e origami, un vero e proprio connubio tra parola e carta. 
Ecco qui di seguito tutte le informazioni necessarie a comprendere meglio di che cosa si tratta e le modalità per aderire all'iniziativa. 
Ricordatevi che le iscrizioni sono aperte 
fino al 1 ottobre.

TORINO - CENTRO INTERCULTURALE: 
http://www.interculturatorino.it/laboratori/laboratori-artistici/medicamenta-2016/

PAGINA FACEBOOK DI MEDICAMENTA: 

https://www.facebook.com/MEDICAMENTAlinguadidonnaealtrescritture/?fref=ts



La scrittura poetica ha una funzione riparativa e rigenerativa, poiché attiva la mente e stimola il pensiero creativo, trasformando contenuti psichici in una diversa forma, dando nuova strutturazione e senso inedito, curando le fratture che si sono prodotte nel mondo interiore. Il significato delle esperienze vissute si rivela e si trasforma nel raccontarle. La rielaborazione creativa delle emozioni e dei conflitti è la base per un’evoluzione della mente e dell’anima, per una crescita personale in ogni fase dell’esistenza.
Il laboratorio, suddiviso in tre parti, intende esplorare le storie autobiografiche delle partecipanti per raccontarle attraverso la poesia e l’arte simbolica degli origami, lavorando in una prospettiva interculturale.
Nella prima parte si condividono i racconti delle proprie storie di vita (seguendo un tema scelto insieme), attraverso il dialogo guidato e la drammatizzazione di particolari vicende, come quelle legate ai ruoli, alle identità femminili e all’esperienza migratoria (ad esempio il viaggio, i ricordi della terra d’origine, il primo impatto con la nuova realtà culturale).
Nella seconda parte si lavora alla riscrittura di questi vissuti, scoprendo la forza evocativa e la potenza espressiva del linguaggio usato in poesia. Nella terza parte si trascrivono i frammenti di queste storie su carta, imparando alcuni fondamenti dell’arte degli origami.
Gli incontri hanno lo scopo di accogliere le storie di vita delle partecipanti in un’ottica psicopedagogica e interculturale, per raccontarle usando un linguaggio artistico che si concretizza nella produzione finale di un “origami poetico”.

DOCENTI

Valeria Bianchi Mian: psicologa psicoterapeuta, psicodrammatista, scrittrice. Conduce gruppi di formazione, supervisione, laboratori artistici con tecniche di drammatizzazione, narrazione, scrittura, disegno nell’ambito delle strutture sanitarie e delle comunità terapeutiche per uomini e donne, sia italiani sia stranieri.
Silvia Giovanna Rosa: laureata in scienze dell’educazione, specializzata in educazione e formazione degli adulti italiani e stranieri. Scrittrice, poetessa. Insegna italiano agli stranieri e collabora con diverse realtà territoriali. Ha fondato e presiede l’Associazione Culturale ART 10100.

INFO E ISCRIZIONI

Tel. 3332544620 | 3382788525
Quota: € 60 a sessione | iscrizioni entro l’1 ottobre 2016
Il laboratorio si avvierà con un minimo di 5 iscritti. Numero massimo di partecipanti: 16


mercoledì 27 luglio 2016

BUONE VACANZE DA BARLUMI DI COSCIENZA

Con questo mio disegno vi auguro di trascorrere un'estate piena di sogni, un'estate di stelle e di barlumi di consapevolezza. Condividerò gli articoli più letti sulla Pagina Facebook: https://www.facebook.com/barlumidicoscienza/?fref=ts

A presto...

lunedì 18 luglio 2016

CINEMATERAPIA (del #lunedì) - TI (S)CONSIGLIO UN FILM - MARTINE MONTEIL (IL KILLER DELLA BASTIGLIA)

Martine Monteuil è stata la prima donna a capo della squadra anticrimine della polizia di Parigi. Grazie a lei molti assassini sono stati assicurati alla giustizia; tra questi, il famigerato Guy Georges, meglio noto come "La Bestia della Bastiglia" è finito dietro le sbarre con una condanna all'ergastolo. Il film in questione, facilmente recuperabile in streaming con la titolazione italiana "Martine Monteil - Caccia al killer", non è - occorre dirlo - una pellicola che definirei indimenticabile, ma si tratta di un indubbio stimolo alla riflessione. 

"The Bastille Killer - A woman's fight" si focalizza sul caso di Guy Georges, l'antillano che stuprò e sgozzò una serie di splendide fanciulle negli anni '90. Vi metto il link relativo all'omicida qui sotto, per conoscenza.




La Bestia fu arrestata dalla Monteil nel 1996. La donna, intraprendente leader in un mondo decisamente maschilista, è nota per essere non soltanto la prima a ricoprire quel determinato ruolo professionale, ma anche per il suo supporto all'apertura della prima banca dati del DNA.



CONSIGLIO

Questioni interessanti sulla quali riflettere, stimolazioni a partire dal film.

1. Viene voglia di approfondire la storia di questa donna, così bella e affascinante. Nata nel 1950, Martine è una professionista affermata ma anche una madre, una moglie che crede nel dialogo e nel supporto reciproco, un'amica per gli uomini. Se il film non mente, diciamo - e da quel che si evince andando a leggere articoli e scritti che parlano di lei il film le somiglia davvero - questa signora ha una marcia in più, ovvero quella dell'equilibrio come percorso quotidiano, come Temperanza (XIV) insegna. Le emozioni non si negano: si provano e si rielaborano; la rabbia e la paura si accolgono e poi si traducono in azione. L'Animus, elemento maschile nella psiche della donna, può essere integrato senza essere "imitato", può diventare uno spirito che accompagna la donna senza che questa debba incarnarlo. Insomma, Martine Monteil è una figura da annoverare nella lista "Donne da far conoscere alle donne".

2. Leggendo la storia specifica di Guy Georges, si incappa nella questione "madre". Una madre che non c'è e non c'è mai stata. Una che, oltre ad abbandonare il figlio, gli ha messo i bastoni tra le ruote, impedendo al neonato di poter essere adottato da altri. Una donna che non si è preoccupata di comportarsi nel modo corretto, non ha avuto nemmeno il corretto modus operandi "abbandonico" che lascia speranze. In pratica, il futuro assassino è passato da una famiglia numerosa all'altra senza essere considerato da nessuno. 

Quindi, detta in "parole povere", mi sento di esprimermi come segue:

Una vita di merda, diciamolo.
Tutto questo non giustifica gli omicidi, per carità. 
Quanti bambini abbandonati, negati, stuprati, denigrati NON si trasformano in stupratori... o peggio.
Certo.
E poi, dico io, basta con il "tiro alle madri". Non è sempre colpa delle madri, se un maschio cresce come disastro umano.
No, certo.
Però c'è anche quella parte lì, porca miseria.
Tua madre ti crea dal proprio corpo, ti molla lì sulla soglia della vita, se ne frega di te e del tuo futuro, ti annulla. E poi tu sei pieno di rabbia, ma così tanta da metterti a far fuori decine di donne.
Per carità, e tuo padre dov'era? Eh? Dov'era? E comunque potevi incappare in famiglie affidatarie più affettive, certamente. E magari adesso che sei condannato all'ergastolo incontrerai una madre e un padre "altri" da proiettare ad hoc negli psichiatri, negli psicologi, chissà. 
Ovviamente non hai più speranze. 
Avrai, tuttalpiù, un rattoppo posticcio, un'anima patchwork.
Nemmeno le donne che hai ucciso hanno speranza. 
Non più.
Non so, ecco, volevo dire che i maschi sono sicuramente gli agenti del femminicidio, in generale. Però le donne, noi donne, un pensiero relativo a come trattiamo i maschi, i mariti, gli amici, i figli, eccetera, ecco... non dico che non lo facciamo già, eh... dico: continuiamo a pensarlo, il pensiero.

P.s. - riflettiamoci, su quanto abbandoniche, o al contrario invasive, doppio-legame siano queste donne generatrici di mostri. Che poi, certo, certo, c'è anche la belva nata da femmina perfetta.

SCONSIGLIO

Come ho già scritto all'inizio di questo articolo, il film in se stesso non è una pellicola indimenticabile, ma, se avete un'ora e mezza libera, la sua visione può essere utile per approfondire le tematiche di cui sopra e per aprire nuove domande, nuove riflessioni.