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venerdì 19 giugno 2015

DONNE CHE AMANO/ODIANO LE DONNE - vampire lesbiche, contesse sanguinarie, sorelle in danza, amiche, amanti, compagne

I- DELL'ODIO

Le donne che odiano le donne bloccano se stesse. 

Si feriscono allo specchio, si distruggono. 

Si uccidono con gusto come fossero novelle Erszébet Bàthory(vedi La contessa sanguinaria di Valentine Penrose - Es - Biblioteca dell'eros) - votate al martirio delle altre. Le altre sono i riflessi del proprio Io, gli aspetti inascoltati.




Ogni giorno incontriamo proiezioni dell'Ombra femminile, sfumature delle nostre stesse Ombre e noi donne dovremmo imparare a superare il fastidio, il senso di inadeguatezza, la rabbia che alcune "altre" ci suscitano. Imparare a capire perché quella particolare donna ci regala emozioni nel bene e nel male è imparare a riconoscere un pezzettino di noi stesse, è prenderci cura del principio femminile.

Purtroppo, troppo spesso, nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana incontriamo donne che ci fanno lo sgambetto. Donne che criticano altre donne perché le ritengono troppo sguaiate, troppo libere, troppo poco libere, troppo rigide, troppo superficiali o magari stupide, troppo attaccate all'estetica, troppo trascurate, troppo femmine, troppo poco femmine, troppo religiose, troppo progressiste, troppo fasciste, troppo...

Per molte donne, le altre non andranno mai bene. Che siano le nuore o le suocere, le conoscenti, le colleghe, le compagne di classe, le amiche del gruppo sportivo, le immagini del femminile patinato, le ragazze dei fatti di cronaca... capita almeno una volta nella vita, a tutte noi, di pronunciare la famigerata frase che comincia con: "Quella lì, beh... "

A volte, siamo noi stesse ad allungare il piedino con nonchalance per far inciampare la malcapitata di turno. Anche tra amiche carissime occorrono momenti di tensione, sale la nebbia e poi si dirada senza che le protagoniste della storia comprendano i motivi del reciproco allontanamento. Ci si avvicina come in danza, senza capire; ci si allontana, senza capire. Cominciare a considerare le Ombre (preferisco utilizzare il termine al plurale) ci permette di conoscere la nostra Melusina - il femminile serpentino - la nostra Lilith, la sorella ctonia, terrena, densa di emozioni con tutta la sua ricchezza.

Riprendo il filo tra le pagine di Anais Nin, la quale ne La casa dell'incesto scrive: 

"Vedo in me due donne, bizzarramente unite come gemelle siamesi. Le vedo strapparsi l'una all'altra. Posso udire lo strappo, rabbia e amore, passione e pietà.

La scrittrice si riferisce a June Miller o meglio alla proiezione di June, Sabina, esplorando un rapporto conflittuale e denso, un magma amoroso che coinvolge anche il marito di June, lo scrittore Henry Miller, amante della Nin. Nella prosa poetica che descrive la dinamica interiore dell'autrice ritroviamo i passaggi iniziali dell'Opus alchimistica.

L'unione di nature omogenee, il connubio tra gli aspetti della stessa natura è lo stadio preliminare all'unione simbolica tra Beia e Gabrico, i protagonisti dello scritto alchimistico Visione di Arisleo, come nota Carl Gustav Jung in La psicologia della traslazione, pag. 211, nota 36 e pag. 60, nota 13. 

A livello individuale e sociale, ogni qual volta i ruoli e le voci delle donne sono separati eppure commisti nell'indifferenziato inconscio è necessario compiere un'operazione di differenziazione e ricucitura che per le ricercatrice dell'anima ai giorni nostri significa fare i conti con le proprie Ombre.

Vale per tutte le donne. TUTTE. Perché ogni volta che una donna dice: "Lei ..." è meglio che si guardi allo specchio e accolga in se stessa l'altra. 

L'arricchimento è inevitabile.


II- DELL'AMORE

"June mangia e beve simboli" scrive Anais Nin riferendosi ovviamente ancora una volta a June Miller.
Di se stessa invece dice: "All'inizio protestavo e mi ribellavo contro la poesia. Stavo per negare i miei mondi poetici. (...) Poi venne June che esaudì i desideri della mia immaginazione e mi salvò. O forse mi uccise, perché ora mi sono incamminata sulla strada della follia".


L'obiettivo della "follia" di riconoscersi composte da luci ed Ombre è la ricerca del paradosso, del poter essere molteplici in Una ma CONSAPEVOLI del proprio essere donne, del principio femminile, del proprio genere e delle sue variegate possibilità di giocare con i ruoli (compresi quelli "tradizionali", senza gridare "stereotipo!"). Consapevoli delle differenze che ci fanno madri o non madri ma generative, diverse dai padri in ogni aspetto superficiale o profondo che sia.

L'armonia mercuriale dell'anima è la meta del pensiero alchemico che è un pensiero rotondo: circumnaviga il Sé, gira intorno all'indicibile realtà del centro dell'essere riflettendosi nello specchio della coscienza umana dove si realizza.

Le tensioni dunque possono essere feconde e non solo distruttive. Comprendere in se stessa la rabbia e la tenerezza, così come ogni altro estremo accogliendo le emozioni e i sentimenti in tutte le sfumature fa di ogni donna un essere umano completo. L'invidia tra amiche ci offre la possibilità di cogliere quel che non stiamo facendo per noi stesse e, quindi, di metterci all'opera per aprire nuove strade; la rabbia ci dice che siamo sulla strada che non fa per noi e che invece, magari, fa per altre donne; la gioia ci spinge a condividere; la passione comune a progettare; l'obiettivo altro e più alto ci spinge fuori dal piccolo recinto nel quale tra donne ci si bacia o ci si prende volentieri a pugni. Capita nel mondo del lavoro e nella vita privata. Lo scenario concreto della Melusina bicipite del disegno di oggi è quello che ho visto nel video dell'artista Giulia Caira - Evil sisters. L'atmosfera che ogni donna può riconoscere come propria quando domina l'inconscietà del rapporto.

Il video è del 2013 ed io lo vidi più o meno in questo periodo l'anno scorso. Mi colpì l'energia delle scene e il circolare in tondo degli elementi come a non poter uscire dal loop: o in ballo o in lotta. Non è compito dell'arte "risolvere" (così ho interpretato da una conversazione a tal proposito avuta con Giulia Caira - o forse lei ha proprio usato questo termine ora non ricordo): è però compito del percorso operativo della psiche cercare soluzioni o meglio strategie per uscire dalla fissità e far defluire proprio quella potenza che, altrimenti, rischia di scoppiare o di perdersi nel nulla. L'energia delle mani che si stringono e delle danze tra donne. La ferocia della lotta corpo a corpo.


giulia caira 1

Un'immagine dal video "Evil sisters" -

2 HDV BLU RAY14'17''SONORO
Attrici : Alice Spisa e Roberta Lanave
Produzione video Alessandro Cocito|Legovideo
Assistente e casting Francesca Germanetti
Operatore Steadycam : Junior Lucano
Fotografia: Franco Robust e Giulia Caira.
Trucco: Erika Quaglia
Coordinatrice di ballo: Eleonora Lanzi
per riferimenti http://giuliacaira.tumblr.com/post/50001284010/evil-sisters-press-release
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2015/01/img_3392.jpg
Il serpente mercuriale tricipite
in Clavis Artis (Zoroaster o Abraham Eleazar)
Ms-2-27, Biblioteca Hortis, vol. 3, p.134)
2015/01/img_3393-1.jpg
Ancora una scena dal video di Giulia Caira


"È la donna che deve parlare" - protesta Anais Nin - "devo parlare per molte donne. Man mano che scopro me stessa sento di essere solo una delle tante, un simbolo." Le donne che parlano attraverso di lei sono "donne di ieri e di oggi. Le mute del passato, le inarticolate che si rifugiavano dietro intuizioni senza parole; e le donne di oggi, tutte azione e copie degli uomini.
E io, nel mezzo... "

Nel mezzo si incontra allora un altro "Altro": il principio maschile, Animus, il nostro spirito compagno. Egli può respirare, vivere e diventare fluire creativo (riflesso creativamente nelle relazioni amicali e affettive con gli uomini in carne ed ossa)solamente se tra l'Io e le Ombre si crea sufficiente spazio per riconoscersi e differenziarsi, per riconoscersi e accogliersi, per essere liberamente in armonia con Lilith, Eva, Maria, Sophia.

Valeria Bianchi Mian 
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