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mercoledì 7 ottobre 2015

QUELLA CHE VOLEVA UCCIDERE BILL - metodi per riequilibrare le forze, divinità femminili, la spada e la bilancia della Giustizia (VIII)

La lista degli omicidi da compiere, dal film "Kill Bill" - 2003
  
Cosa mettiamo sui piatti della nostra bilancia interiore?
Le regole dell'equilibrio tra gli opposti che abitano dentro di noi, più o meno comodamente, sono tutte da scoprire.
Come reagiamo di fronte a quelle che intimamente ci appaiono come ingiustizie nei nostri o negli altrui confronti?
A quali elementi diamo più peso e quali comportamenti tendiamo a "bypassare" in noi stessi e negli altri-da-noi?
Mentre voi ed io riflettiamo, osserviamo un'immagine.

La Giustizia è l'ottava carta nel mazzo di ventidue arcani maggiori (nella maggior parte dei mazzi) ed è rappresentata spesso e volentieri da una donna imponente, dritta come un fuso. Una che pesa, soppesa, valuta, medita, ripresa, decide, sentenzia, giudica e sceglie.  
Non è affatto semplice accogliere la forza di questa carta. Non è facile capire le quantità, il dosaggio del giudizio (che non è lo stesso giudizio de Il Giudizio, la carta numero venti). 

Giustizia dei Visconti-Sforza 

Quante volte di fronte ad evidenti in-giustizie eccediamo verso il colore bianco, convinti della nostra purezza, armati di ignoranza e difesi dallo scudo dell'opinione: "Eh, ma non voglio giudicare. Non sto giudicando. Non è un giudizio, eh. Esprimo solo la mia opinabile opinione. Non mi permetto di giudicare quella persona perché ha compiuto quel gesto crudele o perché non ha aiutato quella persona in difficoltà. Prima di giudicare..."
Altre volte ci posizioniamo verso deprecabili estremismi: "Quello lì che ha fatto questa cosa merita di peggio, e sua madre, e sua sorella, e il linciaggio della folla..."
D'altronde, come ci ricorda Massimo Recalcati nella sua rubrica in Pol.it - vige una certa Psicopatologia dell'insulto.
Spesso e volentieri procediamo così, "a muzzo", come direbbe un mio amico. 
A volte, quando siamo noi ad essere colpiti direttamente da una evidente cattiveria, da una provocazione crudele, da una volontà che ci crea danno, non reagiamo nel modo corretto. Ci lamentiamo "poveri noi, maledetto l'altro" ma non agiamo con La Giustizia arcana.
Lei, che appunto è l'ottava carta del mazzo di ventidue (a volte è l'undicesima, come per Rider-Waite e fa il cambio con La Forza) ha la forza - che coppia! - per decidere come far girare la ruota.
Nientemeno.
La stessa reale concreta terrena giustizia è sovente in empasse, densa di infiltrazioni mafiose e corrotte. I magistrati che tentano invece di fare il proprio mestiere vengono tacciati di intransigenza, quasi fossero dei "rovina famiglie".  Le amiche insegnanti mi raccontano spesso come a scuola il clima non sia da meno: tanti genitori si oppongono alle maestre che cercano di dare ai ragazzi una serie di regole per conoscere i limiti e li puniscono se non rispettano le "leggi", vanno in crisi se fiocca qualche nota, si agitano di fronte al sistema educativo. 
Altre volte noi esseri umani esageriamo in senso contrario e ci armiamo di nero e di rosso: giustizie sommarie, risse per un nonnulla, trasformazione in bestie assetate di sangue per un'offesa, per una incomprensione.

La carta numero otto ci invita ad armarci di spada e di bilancia. Ci sussurra con grazia e forza: "Cerca il tuo equilibrio, donna. Sii fermo e ascolta, e guarda, e valuta bene, uomo. Conta fino a dieci prima di parlare, comprendi ma poi parla. Agisci." 

Lei ci orienta, offrendo due strumenti per pesare la realtà e per separare, dividere, ferire, se occorre.  La strumentazione ci porta via dalla legge del più forte, dall'istinto che ci fa reagire senza valutare. 

Prima di usare la spada bisogna guardare dentro i piatti del bilancia.
In una interessante intervista a Uma Thurman l'attrice racconta con grande emozione l'esperienza vissuta durante la lavorazione di Kill Bill, la pellicola in due parti di Quentin Tarantino che l'ha vista partecipe nella stesura della sceneggiatura e protagonista del film. 
Nel 2001, proprio quando Tarantino si apprestava a girare il film, Uma gli rivelò di essere incinta. Il regista aspettò la sua "sposa" tutto il tempo necessario affinché il bambino crescesse, nascesse e la mamma fosse pronta a ritornare in pista armata di katana nel ruolo di Black Mamba per stilare la lista da giustiziera e compiere la propria vendetta.

Per chi non conoscesse il film, lo riassumo (i due episodi) in poche parole: un potente (?) boss/criminale ordisce una strage nel giorno del matrimonio della propria ex fidanzata, incinta di lui. Muore il futuro sposo e la bella resta gravemente ferita, precipitando nel coma. Si sveglierà parecchio tempo dopo in ospedale, sgravata del feto. Piano piano ricorderà tutto e con precisione, con determinazione, con chiarezza sceglierà di vendicarsi. Sceglierà di formarsi ed allenarsi allo scopo. Giunta alla metà finale, la morte di Bill (il boss-padrone) Black Mamba scoprirà che la propria figlia è ancora viva.  

La spada della sposa del film è una spada giustiziera che segue la regola del "ci penso io perché di certo non ci pensa nessuno per me". Senza connessioni con il mondo esterno, con il sociale, con lo stato. Eppure, volenti o nolenti un poco esultiamo quando alla fine Black Mamba uccide Bill e se ne va via, madre nel vento, con la sua bimba: sono state separate troppo a lungo. Una parte di noi riconosce che la vendetta della protagonista è cosa "giusta", è faccenda che si sposa al tutto nella dinamica di quel contesto e di quel film. L'arresto di Bill e la sua condanna ai lavori forzati ci avrebbe probabilmente lasciato l'amaro in bocca, tanto da spingerci a voler dare noi quattro schiaffoni a David Carradine (questi sono miei "giudizi" nati da svariate conversazioni con colleghi e amiche rispetto al film).

La spada della nostra arcana signora, invece, ci richiama all'Ordine di Themi (così ci ricorda anche Claudio Widmann in Gli arcani della vita - una lettura psicologica dei Tarocchi). 

"Vendicatrice di torti, consigliera di Zeus, garante dell'Ordine universale e dell'equa distribuzione delle parti". 

La dea della giustizia era per i greci Dike, sua figlia, e, nientemeno sorella di Irene (Pace), nata da Zeus. "Ciò potrebbe suggerire che l'ordine naturale delle cose è un precursore dell'idea di giustizia".

V.B:M.


Come dire chi la fa l'aspetti, seguendo il filo karmico della vita...

Ed ecco che salta in ballo Nemesi. La dea del ri-equilibrio. Se vai troppo verso il nero ti porta il bianco. Se vai dentro il dolore ti offre la gioia e viceversa. "Nemesi compensa ogni evento unilaterale o eccessivo" ed è lei quella di cui abbiamo bisogno nell'opera alchemica che siamo. Insieme, le tre dee sono archetipi che risuonano nella carta e nelle parole della Virtù laica e cardinale che noi alchimiste, come già anticipato ieri, saremo liete di estrarre dal mazzo.

Vi ricordo che è ancora aperta la bellissima mostra di antichi tarocchi e sibille della collezione di Giordano Berti

https://ateliercascinadeifrutti.wordpress.com/programma-delle-esposizioni/

Valeria Bianchi Mian 
ALL RIGHTS RESERVED/2015
 

Spada e rose al mio matrimonio/2013 




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